domenica 3 aprile 2016

come italianizzare il partner straniero - in 3 fasi rocambolesche!





Avete l’onore/onere di un partner straniero! How wonderful! Vi rendete conto? Rispetto a coloro che si scelgono – ammesso che scelta sia – un connazionale, vi trovate in una situazione di iniziale vantaggio adrenalinico-ormonale.

                       Why? Warum? Pourquoi? Perché?


Per due motivi: 
1)  Lui/lei è un continente da scoprire, una lingua nuova (ehm) da approfondire, usanze e costumi da (ehm) esplorare. Se il cuore batte forte forte per un connazionale, tutte queste differenze rischiano di farvi andare in tachicardia blitzschnell – ops, in un battibaleno! - per un tenebrosissimo straniero. Mmmm.
2) Lui/lei è al 99,9% dei casi innamorato della vostra lingua (ehm), la vostra cultura, i vostri begli occhi e di quella favolosa ricetta assaggiata nel ristorante italiano gestito da curdi in cui va da quando aveva 4 anni... 

Tenerooo. Ohohoho.




Insomma: l’inizio è TROPPO BELLO.  
Vi brillano gli occhi, l’amore vince, la vita è bella, la pasta è... ottima.


Poi, poi dopo i primi mesi di idillio, arriva precisa e puntuale la botta a terra. Magari passate dall’amor clandestino-itinerante alla convivenza, gli spazzolini si intersecano, l’adrenalina inizia a calare a picco e comincia il periodo antropologicamente più duro. Quello che vive il 99,9% delle coppie miste. 
Quale? Quello in cui vi prende una voglia matta e inarrestabile di italianizzare il partner. 


Ma come? Direte voi – me lo son preso(a) straniero(a) perché era tanto eccitante, tanto pionieristico, tanto internascional e ora… 

Ascoltatemi bene, e ve lo dico per esperienza: alcuni tratti della nostra cultura sono non solo perfettamente traslabili e stupendamente sovrapponibili ad altre, ma addirittura un giorno la dolce metà vi ringrazierà gemendo in preda alla commozione “grazie che m’hai italianizzato amore mioooo!”. 

Ma andiamo nello specifico. In cosa esattamente andrebbe italianizzato il partner – ergo: acculturato, acclimatato, assimilato alla nostra per-tanti-aspetti-pregevole cultura?



In tre cose (o fasi) innanzitutto:

UNO – l'abbigliamento
Eh già. All’inizio fa figo, la tenuta shabby, il calzino corto, lo zaino verde oliva sdrucito, la camicia oversize e il pantalone color topo. All’inizio è bello, nuovo, esotico/erotico. Poi iniziate a presentarlo(a) a nonna, zia, cugina, comare, madrina e salumiere di fiducia. In Italia, of course. E magari ci scappa l’invito al matrimonio, la comunione, la cena di fine anno, il cocktail di inizio divorzio. 

Occasioni ufficiali in cui, per quanto gnocco, il partner sarà IMMANCABILMENTE vestito male. Ovvero: non abbastanza bene. E allora cosa fate per non mandare tutto all’aria, non stravolgere il corredo genetico della dolce metà, insomma non rischiare di far CASINO? Già, perché qui sta il segreto cari miei: fare tutto in modo assolutamente soft, assolutamente furbo, assolutamente para..lo.

Vi si presentano 3 possibilità: 
1) La battuta finto-ingenua:Amore, sei sempre bellissimo, però diventeresti proprio irresistibile se abbinassi questa maglia a quel pantalone! E guarda qua, invece del calzino in spugna, praticissimo quando si fa sport hai ragione amore, perché non provi a mettere un bel calzettone lungo così non si vedono i peli delle gambe quando ti siedi?” – a quel punto lui (lei; già anche lei potrebbe avere peli in vista) assumerà un’aria perplessa o peggio infastidita. Puntate sul fattore vanità ed esclamate convinti “Ma che hai capitooo! Vedere la carne sotto il pantalone è troppo eccitante! Ecco perché onde evitare…” e mettete le labbra a bocciolo di rosa.
2) Il giro negozi finto-casuale: “Amore, ora che abbiamo preso questo delizioso cappuccino in questo magnifico bar in cui mi hai portato, che ne dici di fare un salto nel negozio XY?” – naturalmente, il salto diventerà l’occasione per far provare un capo al vostro ‘nnamurato(a), che rimarrà ovviamente estasiato nel guardarsi allo specchio e scoprire che, sì: potrebbe vestirsi MEGLIO. (EHM). Ma attenzione! Ci sono categorie di stranieri – non faccio nomi eh – un po’ tirchie, in quel caso dovete ingegnarvi per cercare negozi a buon mercato. Al limite, onde evitare l’azzuffata interculturale, rassegnatevi e puntate su un buon mercatino. Eh già.  
3) Il regalo inatteso – e calcolato al centimetro. Ergo: la camicia nuova, il pantalone in tessuto buono, la maglia casual chic, il set di calzettoni rigorosamente al polpaccio – se il partner è una lei: dei bei collant sexy e un abbonamento dall’estetista. (Oddio sono perfida. Abbiate pietà).
    DUE – slanci & abbracci.
Ops. Succede prima o poi: il partner straniero, questa adorabile creatura esotica con accento sooo charming, riceve un regalo da mamma, zia, nonna o semplicemente dall’amica del cuore. Vostri, of course. E, imbarazzato(a) mormora un timido “Grazie”. Oppure, altro scenario probabile, arrivate all’aeroporto dopo 2 mesi di assenza dall’Italia, i vostri amici vi saltano addosso con baci stampino e abbracci focosi, mentre lui … ehm, stretta di mano con carne tremula. Già. Dura abituarsi – dura per voi e dura (ma meno eh) per lui.  

A questo punto vi si presentano due opzioni: a)  Dite alla dolce metà che si fa così in Italia, si salta al collo della gente quando la si incontra dopo qualche tempo, e che il bacio&abbraccio equivalgono alla sua molliccia stretta di mano. Poi iniziate a fare esercizi. Fingete, alternando i ruoli, di essere l’amico all’aeroporto oppure l’expat di ritorno a Itaca e lo(la) fate allenare a esprimere le emozioni. Attenzione: ci potrebbe essere un’interessante escalation di emoz… (ergo: non dimenticate la prevenzione, you know what I mean).  
b) Sfruttate l’effetto imitazione e consigliate al partner di reagire in modo analogo all’interlocutore - esempio: a Natale, sotto l’albero si scartano i regali, la zia Pinuccia vede che ha ricevuto la bottiglietta di profumo dell’anno prima - del resto è il regalo che chiede sempre dal 1974 - quindi esclama con le lacrime agli occhi “Ma che beeeelllooooo! Ma graaaaazieeeeeee!”. Il partner dovrà riprodurre lo stesso entusiasmo, magari leggermente sotto radice visto che, dato l’accento, l’effetto rischia di essere comunque meno verosimile rispetto all'originale made in ITALY.
TRE – bevande
Quanti sono i popoli che bevono acqua e basta (o acqua e vino)? Mica tanti, basta oltrepassare le Alpi per rendersene conto. E quanti sono quelli che la bevono a tavola? Pochi gente, pochi. E voi sapete benissimo che la bibita gassata, tanto amata da tedeschi e popoli nordici in genere, presenta un fastidioso effetto collaterale


Quale? “Emissione brusca e rumorosa dalla bocca di aria che risale dallo stomaco, considerata atto d’indecenza e di volgarità” (fonte: dizionario Devoto-Oli). E se si tratta di birra? Beh gente, chi beve solo birra (o quasi solo quella) è destinata a vedersi crescere quella tenera protuberanza per la quale i tedeschi hanno inventato un vocabolo: il Bierbauch = panza da bevitore di birra. 

Ergo: dovete adoperarvi per far passare questa brutta abitudine alla vostra dolce metà. Come? Beh io ci ho impiegato circa 14 anni, a voi non può che andare meglio! Come fare allora, per convincerlo(a) a bere acqua?

Avete due opzioni: a)   Tattica dello sciopero pseudoinvolontario – iniziate a dimenticare di comprarle. Tornate dal supermercato ed esclamate dandovi una manata sulla fronte “miseriaccia ladra! Le tue bibite honey!”, poi… con l’aria di chi dice la prima cosa che gli viene in mente: “ma tanto fanno solo MALE”. E lì però dovete prepararvi una bella lezioncina di scienza dell’alimentazione, da ripassare rigorosamente la sera prima. 


b) Tattica dello svezzamento – ossia optare per la massima trasparenza, scegliendo con piglio infermieristico di accompagnare il bevanda-dipendente nel faticoso, impegnativo, frustrante processo di disintossicazione. Sarà dura, ve lo dico subito. E ci saranno delle ricadute, ve lo dico subito. Per esempio, scoprirete bottiglie di bibite sotto mentite spoglie, travestite da acqua, o magari dietro alla cabina della doccia, oppure lattine incastrate tra il muro e il cuscino. O, più teneramente, dovrete cedere di fronte alle crisi da ipoglicemia del vostro amato(a). 
E a questo punto, una volta arrivati alla fase 3, potrete dichiararvi soddisfatti.
Perché?


Perché il vostro amore avrà ceduto alle lusinghe dellitalianità, almeno esteriore, e potrebbe accadere qualcosa di sorprendente

Potrebbe prenderci gusto. Già. Do you know what I mean? 

Ecco in cosa potrebbe trasformarsi quello straniero(a) teneramente in jeans sdruciti, con lo zainetto lurido verde oliva e la lattina di birra costantemente tra le mani. Potrebbe diventare un vanesio di primo tipo, un Dorian Gray all’ultima moda, un esteta che manco Lapo Elkann– orca loca.  


A quel punto, però, sarete spacciati. 
Perché? 
Perché potrebbe volere maggiori performance da parte vostra in fatto di look, manifestazioni emotive e... bevande. E dovrete correre per negozi a caccia della camicia trendy, affannarvi nei supermercati alla ricerca dell’acqua senza piombo-mercurio-plastica-bisfenolo. E abbracciarlo ogni volta che torna dal lavoro con la foga passionale di Rossella O'Hara che balza a 100 all'ora sul suo Rhett (e magari lui, ormai vanitoso e trendy, si sarà pure fatto crescere il baffo).

Ma a quel punto sarà troppo tardi. L’italianizzazione sarà giunta all’ultimo stadio, mentre voi, tsé, presi da istinto ribelle e in preda alla più bieca irrazionalità farete un gesto assolutamente controcorrente e- sì, reggetevi forte perché accadrà, accadrà davvero!! – stapperete quella lattinona di birra e berrete tutto d’un fiato, vi asciugherete la bocca col dorso della mano, poi emetterete un favoloso, anti-italico rutto liberatore.


Provando così un’ebrezza nuova: quella della trasgressione.
Avete capito bene: lo straniero, ora, siete VOI.


Ecco fatto. E adesso?


BOH. FATTI VOSTRI.


Disperatamente italiana,


parpra

Immagini prese da Internet

5 commenti:

  1. Allora…. Terzo tentativo per postare il commento… guarda che il caffe’ me lo vengo a prendere eh :D

    Dal tuo simpaticissimo post si evince che:
    a) Sono nello 0,01% a cui non e’ mai interessato italianizzare il partner (vedi punti sotto al riguardo)
    1) mio marito, anche se per lavoro, va vestito in giacca, cravatta, camicia e pantaloni stirati con riga quasi tutto il tempo. Nei momenti casual camicia e pantaloni. Non ha t-shirts o pantaloni sdruciti nell’armadio ne’ li aveva prima. Li usa solo per fare giardinaggio. In compenso, io che sono stata schiava delle regole ‘vestiarie italiane’ per due decenni, appena arrivata in UK ho fatto una pira dei vestiti firmati. Per dare l’idea del mio abbigliamento, la scorsa settimana il commesso di un negozietto qui vicino mi ha chiesto se ero uscita in pigiama. Se un inglese nota una cosa del genere, vuol dire proprio che uno e’ vestito MALE :D
    2) mio marito non e’ disturbato da baci e abbracci, ma li ho gioco facile perche’ mia suocera e’ olandese ed ha abituato tutti ad essere sommersi da slanci affettuosi. In compenso io ne faccio a meno lol
    3) mio marito ha sempre bevuto acqua. La birra la bevo io, con contorno di rutti e conseguenti occhiatacce da parte sua!! :D

    Concludendo: sono io britannica nata in Toscana o mio marito italiano nato in Scozia? La parola ai posteri LOL

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    1. Ahahah, fantastica!! Non so se credere a tutto quello che scrivi ;-) tipo la storia del pigiama (!!), però anche voi siete una coppia "eccezionale" nel vero senso della parola. Un inglese che beve acqua è come un tedesco astemio - mio marito!! Devo dire che il mio all'inizio della nostra relazione (correva l'anno 1995 ed eravamo due pivellini) ce l'aveva il pantalone sdrucito eccome... Sul capitolo baci & abbracci dalle mie parti ci hanno preso anche troppo gusto (ehm), io in compenso non riesco ancora a ruttare dopo aver bevuto la birra :-D Al massimo una sbronzetta di quelle isteriche.
      Un abbraccio e ora corro a leggere il tuo blog!
      Per il caffè quando vuoi cara :-D
      parpra

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    2. No no credici, mio marito ancora mi prende in giro, quando torna a casa e mi vede addosso la stessa tuta mi fa 'anche oggi in pigiama?', e li deve stare attento perche' potrebbe partire la classica padellata italiana o il famoso matterello :D
      Io non lo posso sapere se mio marito aveva i pantaloni sdruciti ma visto che anche io ho avuto la fase 'sembro una che fa l'elemosina'!
      Grazie di aver letto il mio blog, ora pubblico foto nuove e post della Nuova Zelanda, ultimamente ho battuto la fiacca!
      Un abbraccio!!

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