venerdì 17 luglio 2015

Famolo diverso! 8 cose che noi italiani facciamo a modo nostro


Ma ci avete pensato mai che, in fondo, i diversi potremmo essere noi e NON il resto dell'universo? Dando un'occhiatina veloce alle nostre abitudini quotidiane - quelle che facciamo una fatica mostruosa ad abbandonare anche a 23.900 km di distanza dallo Stivale - oso dire che sì: siamo originali nel fare tante, troppe cose. 

Per esempio....


1. lavarci - quanti nel mondo civilizzato si fanno il bidè due volte al dì? Che io sappia siamo rimasti solo noi - insieme agli spagnoli - nel mondo opulento, a utilizzare questo magnifico sanitario. E preghiamo perché non cada in disuso (mmm). 

E che dire della famosa "rinfrescatina" due ore dopo la doccia con tanto di nuvola di profumo lasciascia-apripista? Italians wash it better, suvvia.


oggetto del desiderio dell'expat medio (seguito a ruota dallo stracchino)
2. apparecchiare con la tovaglia - magari noi expat abbiamo perso l'abitudine da un po', ma nelle famiglie italiane non c'è pasto (almeno il fine settimana) senza tovaglia. I più puristi si ostinano anche a usare i tovaglioli di stoffa - sì quelli di nonna Isolina con il ricamo fatto a mano da zia Pinuccia. 

Ma non esiste proprio che ci si mette a tavola sul legno grezzo del tavolino senza frapporre qualcosa tra piatti&posate e la superficie piana. NON ESISTE, punto e a capo.

tavola ereticamente apparecchiata con tovaglietta all'americana (expat umbra, 2015)
3. pulire a fondo casa - forse ci fregano i tedeschi/svizzeri (popoli germanici in genere) e i nipponici, ma case ordinate e pulite come quelle italiane è difficile, anzi difficilissimo vederne in giro. Saremo troppo perfezionisti ?  Mah.
Ops, mio figlio Pappo ha già introiettato il gesto meccanico della scopa+paletta dopo aver fatto merenda mangiando baguette al prosciutto e camembert. 
Riordina e sarai felice: il messaggio cardine dell'educazione italiana. 






4. guardarsi allo specchio prima di uscire (a buttare l'immondizia) - un'aggiustatina al capello, una pulitina all'occhiale da sole, una tirata al risvolto, una pacchetta sulla spallina della giacca. Non c'è italiano che esca senza essersi guardato allo specchio almeno una dozzina di volte in cerca di approvazione. La lastra riflettente deve rinviarci un'immagine curata - perché è socialmente più accettato il ritardo che la sciatteria, tsé.


5. abbinare il calzino/collant al resto - quanti calzini al polpaccio in colori improbabili ci sorbiamo noi expat? Tanti, troppi? E diciamo la verità: puoi essere chic quanto ti pare, ma il dettaglio della calza abbinata è determinante. Vitale, direi. Mmm.
Per suddetto motivo ho gettato progressivamente (al ritmo di 2 paia a settimana) tutti i calzini fantasia di mio marito acquistati nella sua precedente vita tedesca. 



6. mangiare a pasto - ok anche i francesi non sono grandi amanti degli snack, mangiano a orario, ma andate in Europa del nord, o - peggio - oltreoceano - e vi renderete conto di quanto il concetto di "orario dei pasti" sia squisitamente italico. Va difeso con gli artigli alla stregua di un patrimonio immateriale UNESCO. Grrrr.

I miei figli mi raccontano spesso con aria sognante di alcuni loro amichetti che fanno il plateau télé - ergo mangiucchiare junk food vario davanti al tubo catodico. Giammai: dovranno prima passare sopra al mio (voluminoso) cadavere.


7. intrattenere relazioni NON formali con il resto dell'umanità - va bene, sono d'accordo, i più esterofili diranno che il nostro calore può degenerare in temperature subsahariane (v. liti macrodrammatiche che si risolvono in abbracci e pianti e chi s'è visto s'è visto) ma almeno c'è. Insomma: i rapporti tra amici e familiari in Italia non sono tutte e rose e fiori, ma almeno esistono. 

Ergo: non ci si telefona solo una volta l'anno parlandosi come si parlerebbe all'assessore comunale (o alla segretaria del circolo di bridge), ma comunicando - urlando, ridendo, sbraitando, all'occorrenza lanciando stoviglie. 
Ehm.




8.vezzeggiare i bambini (e non invecchiare MAI)- amore di mamma, amore santo, coniglio dudù, sole di casa, centro dell'universo... i bambini guai a chi ce li tocca! E non ditemi che sì, anche i sudamericani e gli ispanici in genere eccetera eccetera. No! La mamma italiana è THE MUM, quella che si sbrodola spudoratamente per la sua prole con attitudine mariana, soffrendo in silenzio onde perdere la pazienza una volta a trimestre e versare tutte le lacrime isterico-materne di questo mondo con tanto di lancio del giavellotto - ops, vassoio inox. - ma solo per ricaricare le batterie e tornare a vezzeggiare sti' pezzi 'e core con più foga e trasporto pomicione di prima. 


Il risultato? I figli rimangono eternamente figli, le mamme eternamente mamme, le nonne mamme al quadrato e le bisnonne mamme al cubo. 
Un moltiplicarsi di amore senza fine, senz'aria, senza tregua. E che ci fa sentire sempre indispensabili, sempre giovani, sempre utili. Perché il potere dell'autosuggestione, anche quello è un prodotto squisitamente made in Italy. 
Yeah.

Immagini prese da Internet

2 commenti:

  1. Se non altro per vincere un caffé... ecco un commento!
    Saluti da una expat ora rientrata in patria!
    Mi hai fatto ridere.
    Il tv dinner o plateau telé: che non sia mmmmai!
    Ciao!
    Dove vengo a bere il caffé?
    ������

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao! Grazie dei saluti, dove hai vissuto? E come ti sei trovata al rientro? Sai che sto cercando testimonianze di expat tornati a vivere in Italia? Vieni a trovarmi, così ci prendiamo un caffè e ti spiego meglio di cosa si tratta!
      Ti aspetto a Aix-en-Provence :-)
      Ciao!

      Elimina

Chi lascia un commento vince un caffè!